domenica 26 aprile 2015

Musica etnica europea

MUSICA CLASSICA IN EUROPA

La musica classica è la musica colta (sia sacra che profana) composta o avente radici nel contesto della cultura occidentale. Essa abbraccia un periodo compreso fra l'XI e il XX secolo; include, in particolare, il periodo caratterizzato dallo sviluppo e impiego prevalente dell'armonia tonale, codificata tra il XVII e il XIX secolo. In contesti più specializzati il termine "musica classica" può essere anche riferito, in senso più restrittivo, al periodo musicale detto Classicismo, ma nel linguaggio comune l'espressione è intesa nel suo significato più esteso (in opposizione a musica leggera o a musica popolare).
I confini della categoria sono sfumati e opinabili, in quanto il marchio di classicità viene in genere assegnato dai posteri; dunque, ciò che oggi si definisce "classico" non lo era necessariamente ai tempi in cui venne composto. In particolare, a seconda dei contesti il concetto di "musica classica" può includere o no la musica colta contemporanea. L'indicazione di "musica classica" in riferimento alla musica colta europea appare agli inizi del XIX secolo, allo scopo di "canonizzare" il periodo che va da Johann Sebastian Bach a Beethoven, passando per Mozart e Händel, come l'epoca d'oro della musica e i primi riferimenti a tale utilizzo, secondo quanto riportato nell'Oxford English Dictionary, risalgono intorno al 1836.

Johann Sebastian Bach
Caratteristiche
Una caratteristica importante della musica colta europea è l'abbandono della tradizione orale e l'introduzione di un sistema dinotazione musicale, sviluppato gradualmente a partire dal IX secolo. Nel corso del tempo l'improvvisazione e l'ornamentazione estemporanea o ad libitum, di uso comune fino al XVII e XVIII secolo, hanno gradualmente perso spazio nell'esecuzione del repertorio scritto, nel quale la volontà del compositore, trasferita nella notazione, viene interpretata nei limiti della composizione stessa, senza più concedere spazio a modifiche arbitrarie della musica da parte degli esecutori.
Data l'estremamente ampia varietà di forme, stili, generi e periodi storici generalmente percepiti come "musica classica", è difficile individuare delle caratteristiche comuni che possano caratterizzare tutte le opere di questo tipo. Le descrizioni più tipiche sono vaghe e di vario genere, facendo magari riferimento alla prospettiva storica (qualcosa "composto molto tempo addietro", una dichiarazione piuttosto discutibile se si considera lo stesso concetto di musica classica contemporanea). Tuttavia, ci sono caratteristiche che la musica classica condivide con pochi o nessun altro genere di musica. Tra le caratteristiche determinanti, vi sono l'adozione di un sistema di notazione musicale che ha permesso il passaggio dalla tradizione orale alla letteratura scritta, alterando profondamente la trasmissione della musica e cambiando radicalmente sia il modo di studiare e comunicare sia quello di trasmettere ai posteri il repertorio. Altro punto chiave, reso possibile dal passaggio dalla cultura musicale orale a quella scritta, è lo sviluppo di un'armonia solida e metodica che rende possibile la costruzione di composizioni musicali di dimensioni e complessità notevoli, senza precedenti e non comparabili con le altre culture musicali, grazie anche all'introduzione della tecnica della modulazione e la sua applicazione alla costruzione del discorso musicale, permettendo maggiore varietà.
Musica medievale e rinascimentale
Il periodo medievale comprende musica da dopo la caduta dell'Impero Romano, a circa il 1400. Il cantomonofonico, chiamato anche gregoriano o canto gregoriano, era la forma dominante fino a circa il 1100. La polifonia (più voci), si sviluppò dal canto monofonico, dal tardo medioevo al rinascimento, sfociando nel complesso mottetto. Il periodo rinascimentale è andato dal 1400 al 1600 circa ed è stato caratterizzato da un maggiore uso della strumentazione, più linee melodiche intrecciate, e l'uso dei primi strumenti bassi. Si diffuse l'utilizzo della danza come forma di socializzazione e cominciarono a standardizzarsi forme musicali appropriate per accompagnare la danza.
È in questo periodo che inizia a formarsi la notazione di musica su un pentagramma e di altri elementi di notazione. Questa invenzione rese possibile la separazione della composizione di un brano musicale dalla sua trasmissione; senza musica scritta, la trasmissione era orale, ed era soggetta a cambiamenti ogni volta che veniva trasmessa ad altri esecutori. Con una partitura musicale, l'opera musicale poteva essere eseguita senza la presenza del compositore. L'invenzione dellastampa a caratteri mobili, nel XV secolo, apportò conseguenze di vasta portata sulla conservazione e la trasmissione della musica.
Fra i tipici strumenti a corda del primo periodo vi furono l'arpa, il liuto, la viella e il salterio, mentre fra gli strumenti a fiato la famiglia deiflauti (compreso il flauto dolce), la bombarda (uno dei primi membri della famiglia dell'oboe), la tromba e la cornamusa. Esistevano anche dei semplici organi ma erano in gran parte confinati alle chiese, anche se ne esistevano varietà portatili. Più tardi, nel periodo, vennero realizzate le prime versioni di strumenti a tastiera come il clavicordo e ilclavicembalo. Strumenti a corda, come la viola emersero dal XVI secolo, in quanto prima vi era una più ampia varietà di ottoni e strumenti ad ancia. Stampa portò alla standardizzazione delle descrizioni e specifiche degli strumenti, così come all'istruzione sul loro utilizzo.
Musica barocca
La musica barocca è una categorizzazione della musica composta nel XVII secolo e nella prima metà del XVIII secolo, periodo che la fa corrispondere alla diffusione delbarocco nell'arte.
Probabilmente, il primo a utilizzare il termine barocco per indicare un particolare periodo della produzione artistica con caratteristiche omogenee fu Jacob Burckhardt nel suo Il Cicerone (1855), dove è intitolato Stile barocco un capitolo dedicato all'arte post-michelangiolesca, che ne rimarca gli aspetti di decadenza rispetto al Rinascimento. In seguito,Heinrich Wölflin, in Rinascimento e Barocco (1888), riprese il termine in senso positivo e propose anche di allargare il suo uso alla letteratura e alla musica. Fu il musicologo Curt Sachs nel 1919 a riprendere le tesi di Wölfflin sull'arte barocca applicandole in maniera sistematica alla musica: egli vedeva in alcune caratteristiche specifiche dello stile musicale (ad esempio, l'uso dell'ornamentazione e della variazione della melodia, oppure la scrittura monodica con basso continuo) la trasposizione delle novità stilistiche della pittura. L'utilizzo del termine "barocco" in campo musicale è piuttosto recente e risale a una pubblicazione dello stesso Sachs del 1919.
Questo genere si sviluppa a fianco di composizioni che ancora rientrano completamente nell'orizzonte stilistico tardo-rinascimentale – a volte i due stili coesistono nell'ambito della produzione dello stesso compositore – pertanto non è possibile stabilire una data precisa di inizio e di conclusione del periodo barocco in musica.
Il concetto di musica barocca è generalmente accettato e utilizzato, ma rimane controverso: molti musicologi,infatti, contestano questa definizione sostenendo che sia illogico unire sotto un'unica etichetta un secolo e mezzo di produzione ed evoluzione musicale che ha fatto della varietà e della differenza il proprio programma estetico. Ad esempio Manfred Bukofzer, uno dei maggiori musicologi del Novecento, nel saggio The music in the baroque era (1947), arriva a sostenere che la Musica Barocca, intesa come uno stile unitario ed organico, non esista. È per questo motivo che Bukofzer suggerisce di evitare per quanto possibile l'espressione "musica barocca" e di adottare, invece, il criterio della distinzione tra i tre grandi stili che attraversano la musica occidentale tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento: lo stile concertante italiano, lo stile contrappuntistico tedesco e lo stile strumentale francese; operando, poi, un'ulteriore bipartizione, ovvero quella tra idioma strumentale e idioma vocale.
A prescindere da queste considerazioni, che effettivamente possono avere degli ottimi argomenti, il termine "musica barocca" è tuttora universalmente utilizzato ed accettato per definire lo stile musicale evolutosi dopo la musica rinascimentale e prima dello sviluppo dello stile Classico.
Classicismo
Il periodo del classicismo musicale, da circa il 1750 al 1820, stabilì molte delle norme di composizione, presentazione e stile, e fu quello in cui il pianoforte diventò lo strumento a tastiera predominante. Le forze di base necessari per un'orchestra diventarono un po' più standardizzate (anche se sarebbero cresciute a seguito di una gamma più ampia di strumenti sviluppata nei secoli successivi). La musica da camera crebbe fino a includere gruppi con 8 o 10 esecutori per la serenata. L'opera continuò a svilupparsi,secondo gli stili regionali dell'opera italiana, francese e tedesca. L'opera buffa vide aumentare la sua popolarità, la sinfonia divenne una vera e propria forma musicale e il concerto venne sviluppato come veicolo per mettere in mostra le doti di virtuosità del solista. Le orchestre non richiedevano più la presenza di un clavicembalo (che aveva fatto parte del continuo tradizionale nel periodo barocco) ed erano spesso dirette dal primo violino chiamato konzertmeister.
Gli strumenti a fiato divennero più raffinati. Mentre gli strumenti ad ancia doppia come l'oboe e il fagotto vennero in qualche modo standardizzati nel periodo barocco, il clarinetto e la famiglia degli strumenti ad ancia singola, non vennero ampiamente utilizzati fino a Mozart che ampliò il suo ruolo nell'orchestra da camera e nelle impostazioni del concerto.


Wolfgang Amadeus Mozart
Musica romantica
La musica del periodo romantico, da circa il primo decennio del XIX secolo alla metà del XX secolo, è stata caratterizzata da una maggiore attenzione alla linea melodica estesa, così come agli elementi espressivi ed emotivi, in parallelo al romanticismo in altra forme artistiche. Le forme musicali hanno cominciato a creare una rottura rispetto a quelle del classicismo (anche se quelle erano state oggetto di codifica), con pezzi in forma libera, come notturno, fantasie e preludi composti secondo delle linee che ignoravano o minimizzavano l'esposizione e lo sviluppo dei temi. La musica divenne più cromatica, dissonante, e timbricamente colorata, con tensioni (rispetto alle norme accettate dalle vecchie forme) su tonalità crescenti. Il lied giunse a maturità, come fece il Grand opéra, alla fine trasceso da Richard Wagner nel ciclo del Ring.
Nel XIX secolo le istituzioni musicali si affrancarono dal controllo di ricchi mecenati, e compositori e musicisti poterono costruirsi una vita autonoma dall'influenza della nobiltà. Il crescente interesse per la musica, da parte della classe media in tutta l'Europa occidentale, stimolò la creazione di organizzazioni per l'insegnamento, l'esecuzione e la conservazione della musica. Il pianoforte, che raggiunse la sua costruzione moderna in questo periodo (in parte grazie ai progressi industriali in metallurgia) divenne molto popolare presso la classe media, le cui richieste fecero nascere un gran numero di costruttori di pianoforte. Inoltre questo strumento, per via della sua grande capacità espressiva, fu il più utilizzato dai compositori dell'epoca, poiché il principale intento dei musicisti di allora era quello di dare una grande mutevolezza di suoni e di emozioni, facendo del pianoforte lo strumento principe di quel periodo. Molte orchestre sinfoniche datano la loro fondazione in questa epoca. Alcuni musicisti e compositori furono le stelle del XIX secolo; Franz Liszt e Niccolò Paganini, furono sia virtuosi del loro strumento che compositori.


Niccolò Paganini
Le famiglie di strumenti utilizzati, specie in orchestra, andarono incontro ad un incremento. Iniziarono ad apparire una vasta gamma di strumenti a percussione. Gli ottoni assunsero ruoli più important; l'introduzione della valvola rotativa rese possibile suonare una più ampia gamma di note. La dimensione dell'orchestra (in genere circa quaranta elementi in epoca classica) crebbe fino a raggiungere e superare il centinaio di musicisti. La Sinfonia n. 8 di Gustav Mahler (1906), per esempio, venne eseguita da più di 150 strumentisti e da un coro di più di 400 cantanti.
Le idee e le istituzioni culturali europee cominciarono a seguire l'espansione coloniale in altre parti del mondo. Ci fu anche un aumento, soprattutto verso la fine del periodo, del nazionalismo in musica (eco, in alcuni casi, dei sentimenti politici del tempo), in quanto compositori come Edvard Grieg, Nikolai Rimsky-Korsakov e Antonín Dvořák inserirono nelle loro composizioni temi tradizionali delle loro terre.
Musica moderna e contemporanea

L'inizio del XX secolo vede una diffusa crisi politica, sociale e culturale, che porta alla Prima guerra mondiale. Il crollo del mondo del XIX secolo trova un corrispettivo nel crollo dell'impianto tonale tradizionale. Nasce la musica moderna, in cui i compositori, in vario modo, respingono i valori tradizionali della pratica comune, come la tonalità, la melodia e la struttura. Pur nella grande varietà di tendenze creative, le esperienze più influenti da principio furono in Francia quelle di Claude Debussy, Maurice Ravel e del cosiddettoGruppo dei Sei; e a Vienna, dagli anni Venti, la teoria dodecafonica elaborata da Arnold Schönberg e proseguita dai suoi discepoli Alban Berg e Anton Webern. Le tecniche compositive sviluppate da Olivier Messiaen costituirono un modello e fonte di ispirazione per molti musicisti appartenenti alle correnti di avanguardia a partire dal secondo dopoguerra: tra questi, Pierre Boulez, Luigi Nono e Karlheinz Stockhausen. A partire dagli anni Cinquanta, si iniziò a sperimentare da un lato l'utilizzo dell'elettronica, dall'altro da parte musicisti come John Cage si fece strada un nuovo principio che introduceva nelle composizioni elementi di casualità (musica aleatoria). A partire dagli anni Sessanta le tendenze e gli stili si moltiplicano, mentre sono molte le personalità eclettiche difficilmente riconducibili ad una specifica corrente.


Maurice Ravel

Musica etnica africana

MUSICA ETNICA AFRICANA

L'Africa è un continente con una grande varietà etnica, culturale e linguistica.
Una descrizione generale di Musica africana non è pertanto possibile in quanto non esiste una musica africana ma tanti tipi di musica quanti sono i popoli africani.
La musica rappresenta per quest’ultimi la quintessenza stessa della loro cultura, la si apprezza moltissimo e se ne produce in grande quantità, anche sotto forma di canti e di piccole filastrocche musicate per i bambini. La musica infatti assume un ruolo considerevole all’interno delle comunità, ogni gruppo sociale possiede un repertorio musicale di riferimento e dei sottogeneri appropriati a determinate circostanze: pratiche musicali per celebrare i passaggi fondamentali nella vita degli individui (nascita, passaggio all’età adulta, matrimonio, funerale etc.) e per favorire le attività quotidiane, come ad esempio le raccolte nei campi e lo smistamento delle riserve alimentari. Ciò che ritroveremo sempre in ogni variante musicale, a prescindere dallo scopo per cui viene prodotta, è la caratteristica poliritmia, la capacità cioè di sviluppare contemporaneamente diversi ritmi e di mantenerli in modo costante ed uniforme, senza che uno prevarichi su di un altro.
Il canto è molto diffuso e riveste una funzione sociale importantissima, durante i funerali,ad esempio, per ripercorrere le tappe dell’esistenza del defunto, dunque mantenerne viva la memoria e per narrare le imprese degli antenati cui spetta il compito di accogliere l’anima della persona mancata.
Ecco che il canto, la musica e la danza diventano da un lato veicoli di tipo simbolico e dall’altro preziosi strumenti della memoria collettiva. La musica tradizionale si trasmette oralmente, dunque non esistono spartiti o forme scritte in cui è possibile rinvenire delle melodie.
Tutto viene creato e comunicato direttamente ed è per questo che un aspetto importantissimo è dato dall’improvvisazione.
Molte lingue locali, in Africa, sono di tipo tonale ed è per questo che esiste un collegamento molto stretto tra la musica e la lingua. Soprattutto nel canto, è il modello tonale del testo che condiziona la struttura melodica.
La musica tradizionale si trasmette in genere oralmente, dunque non esistono molti spartiti o forme scritte in cui è possibile rinvenire delle melodie. Tutto viene creato e comunicato direttamente ed è per questo che un aspetto importantissimo è dato dall’improvvisazione.
La complessità ritmica delle musiche africane si è di fatto trasferita a molte espressioni musicali dei paesi dell’America Latina; l’aspetto più affascinante di questa poliritmia è costituito dalla possibilità di distinguere chiaramente i diversi ritmi pur percependoli unitariamente in modo coerente.
L'imperatrice della canzone africana è senza dubbio Miriam Makeba, che portò la musica africana al grande pubblico durante gli anni 60. Nata il 4 Marzo 1932 a Johannesburg, Sud Africa, Makeba registrò il suo primo single "Lakutshona Llange" (1953) partecipando ai Manhattan Brothers. "Pata Pata" (1956), probabilmente il brano più importante di Makeba, fu scritto da Dorothy Masuka e fu un grande hit in America. Makeba collaborò con Harry Belafonte, duettando con lui ad eventi importanti e pubblicando l'album "Miriam Makeba and Harry Belafonte" nel 1972. "Homeland" di Makeba fu pubblicato nel 2000.

Miriam Makeba, definita 'Imperatrice della canzone africana'
      
Strumenti musicali africani

In Africa, la musica tradizionale è caratterizzata proprio dall’utilizzo di particolari strumenti musicali, spesso prodotti con materiali naturali come zucche, corna, pelli, conchiglie anche se attualmente è in uso una vasta tipologia di materiali artificiali, perlopiù in alluminio o in metallo come lattine, stringhe, tappi di bottiglia, bidoni.
Oltre agli strumenti in senso proprio, troviamo una serie di oggetti che pur non essendo classificabili come strumenti, vengono di fatto suonati e definiti da queste stesse popolazioni come “strumenti ritmici”, vale a dire: sonagli, pendagli, fischietti, bracciali, conchiglie etc.
In etnomusicologia, generalmente si suddividono gli strumenti musicali in quattro grandi categorie:
• IDIOFONI Il suono è prodotto dallo strumento stesso senza particolari ausili o supporti
• MEMBRANOFONI Il suono è prodotto da una o più membrane che vengono battute con le mani o con bastoni affusolati
• CORDOFONI Il suono è prodotto da corde, in cuoio o in nylon, che vengono pizzicate
• AEROFONI Il suono è prodotto dal fiato del musicista e canalizzato dallo strumento stesso
Anche il canto riveste una particolare importanza nell’ambito della musica africana, tradizionale e non.
Fra gli strumenti musicali africani si ricordano il tamburo, il gong e la campana duplice, mentre fra gli strumenti melodici si annoverano gli archi, diversi tipi di arpa, il kora, il violino, molti tipi di xilofono come il balafon, i lamellafoni come la m'bira o sanza e diversi tipi di strumento a fiato come il flauto e la la tromba.
Il grande numero di tamburi usato nella musica tradizionale africana include il tama (tamburi parlanti), il bougarabou e il djembe nell'Africa occidentale, tamburi ad acqua nell'Africa centrale e tipi diversi di tamburi spesso chiamati engoma o ngoma nell'Africa meridionale.

Bougarabou, strumento etnico africano

Durante l'epoca coloniale, strumenti europei come il sassofono, le trombe e la chitarra furono adottati da molti musicisti africani; i loro suoni furono integrati nei modelli tradizionali e sono usati in maniera estesa nella musica popolare africana.

Relazione con la danza

Il trattamento di musica e danza come forme di arte separate è un'idea europea.
In molte lingue africane non c'è nessun concetto che corrisponde precisamente a questi termini. Per esempio, in molte lingue di tipo Bantù vi è un concetto che può essere tradotto come canzone ed un altro che copre ambo i campi semantici dei concetti europei di musica e danza. Così c'è una parola per musica e danza (il significato esatto dei concetti può differire fra cultura e cultura).
Per esempio, in Kiswahili la parola ngoma può essere tradotta come "tamburo", "danza", "danza religiosa", "danza celebrativa" o "musica", in funzione del contesto della frase. Comunque ogni traduzione di un concetto singolo risulta essere incompleta. Perciò, da un punto di vista interculturale, la musica africana e la danza devono essere viste in collegamento molto stretto.

La musica è ancora oggi estremamente funzionale nella vita africana, accompagnando sempre i momenti più importanti della vita come la nascita, il matrimonio, la caccia e anche le attività politiche.